• 14 June 2024

Da giorni la leader di FdI avrebbe tentato di mandare all’ex premier segnali distensivi attraverso l’ad di Mediaset Pier Silvio Berlusconi. Ma dopo lo strappo al Senato, è stata la presidente di Mondadori a cercare di convincere il padre a trovare un accordo sul prossimo governo

Una possibile ricucitura tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni potrebbe arrivare già domani, sempre che il leader di Forza Italia alla fine dia ascolto a chi, tra i suoi figli maggiori e i consiglieri più vicini – in testa l’ex sottosegretario Gianni Letta e l’amico di sempre Fedele Confalonieri – da ore provano a spingerlo per trovare con la leader di FdI un accordo «il meno doloroso possibile» per Forza Italia.

Come racconta il retroscena sul Corriere della Sera di Francesco Verderami, tra i pontieri in campo ci sono anche, e forse soprattutto, i figli del Cav, a cominciare dalla presidente di Fininvest e Mondadori, Marina Berlusconi, che dopo lo strappo degli appunti al Senato avrebbe raggiunto il padre ad Arcore per portarlo a interrompere il clima di guerriglia scoppiato durante le elezioni dei presidenti delle Camere per la formazione del nuovo governo.

L’appello di Marina e Pier Silvio Berlusconi
Sarebbe stata proprio Meloni a ricorrere ai canali famigliari sentendo per due volte l’ad di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, perché portasse il messaggio di pace al padre, assicurandogli che dietro i No piombati nella trattativa per la scelta dei ministri non ci fossero questioni personali.

L’ex premier però in entrambe le occasioni non avrebbe voluto seguire il consiglio del figlio. Così si è arrivati allo scontro al Senato, finito male per Forza Italia che non è riuscita a frenare l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza, al vaffa intercettato davanti allo stesso neo presidente di palazzo Madama, quindi gli appunti impietosi contro la leader di FdI e quel «non sono ricattabile» che sembrava aver portato il centrodestra a un passo dall’implosione.

L’appello di Marina Berlusconi al padre, incontrato ieri 15 ottobre ad Arcore, è stato chiaro e perentorio: «Fermati», gli avrebbe detto su tutte le furie.

E non solo per i motivi di natura imprenditoriale e politica che Pier Silvio aveva più volte sollevato nei colloqui inascoltati col padre, ma per il «dolore» di vedere suo padre trattato come un anziano ormai senza più autonomia decisionale, in barba a tutto quello che è stato e ha provato a rappresentare nella sua storia.

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