LA TRAGEDIA DI ISCHIA E IL CASO DEL LEGHISTA CHE CHIEDEVA VOTI PER SANARE TUTTO

L’eterna ambiguità della politica campana sulla casa. «Condono edilizio subito», recitava uno slogan adottato da Nappi in campagna elettorale. E la tragedia di Ischia non gli ha fatto cambiare idea

Il caso del leghista che chiedeva voti per sanare tutto

Va fatta una premessa doverosa: il problema è di dimensioni gigantesche, dunque complesso e difficile da risolvere. Ieri, il procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli, Luigi Riello, ha ricordato che il 64% degli immobili costruiti in Campania è abusivo.

D’altronde, nei rapporti annuali di Legambiente la Campania compare puntualmente al primo posto fra le Regioni nelle quali sono stati emanati più provvedimenti di abbattimenti. Negli ultimi decenni, parlamentari campani, presidenti di Regione, sindaci e politici di ogni parte politica si sono misurati col problema: alcuni con l’obiettivo dichiarato di chiudere un occhio, mentre l’aggressione al territorio iniziata nel secolo scorso è ancora in corso. In molti di questi casi, la proposta può sintetizzarsi nella parola “condono”.

L’ultimo a proporlo, in occasione della campagna elettorale da poco alle spalle e alle quali ha corso per un seggio alla Camera, è stato il coordinatore della Lega per la Città metropolitana di Napoli e capogruppo del partito in Consiglio regionale, Severino Nappi. «Condono edilizio subito», recitava uno degli slogan adottati da Nappi alla luce del sole, sui muri di ogni angolo della Regione, in campagna elettorale. Neanche la tragedia di Ischia gli ha fatto cambiare idea.

Ieri ha ribadito che la sua proposta – che prevedeva in primis lo stop agli abbattimenti e in ogni caso teneva fuori gli «scempi ambientali» – resta valida e non c’entra nulla col fenomeno dell’abusivismo. Le richieste di un nuovo condono o di accesso a quelli del passato in questi anni sono provenute soprattutto dal centrodestra campano, che peraltro non ha mai digerito la stretta sull’abusivismo voluta nel 2003 dall’allora presidente della Regione, Antonio Bassolino, che dichiarò inammissibile sul territorio della Campania il condono edilizio varato quell’anno.

Nel 2017, il Consiglio regionale varò una legge coerente solo in parte con quanto ha affermato in queste ore il governatore Vincenzo De Luca («L’abusivismo di necessità non esiste: bisogna abbattere le case abusive»).

Il provvedimento, poi impugnato dal governo di allora e dichiarato successivamente incostituzionale dalla Consulta, consentiva in caso di mancata demolizione della casa abusiva il suo passaggio al patrimonio del Comune.

Ma il punto più controverso, ovvero la preferenza per gli «occupanti per necessità dell’alloggio abusivo», costituì uno dei motivi della bocciatura decretata dai giudici della Corte costituzionale. L’anno scorso, un sindaco campano, Renato Natale, primo cittadino di Casal di Principe, alle prese 1.300 ordinanze di abbattimento impossibili da sostenere, ha elaborato una proposta, accolta almeno in teoria dal governo Draghi.

Prevedeva che le abitazioni abusive sarebbero rientrate nel patrimonio dell’edilizia pubblica o messe a disposizione della comunità per fini sociali.

Non sarebbero stati in alcun modo concessi sconti a chi ha costruito in aree a rischio.

In più, si sarebbe data una risposta alla conseguente emergenza abitativa con regolari graduatorie.

Un provvedimento in tal senso era già pronto per essere discusso in Parlamento.

Ma la fine anticipata del governo Draghi ha fermato tutto.

Anche se, va detto, l’abusivismo di Casal di Principe è altro dall’abusivismo di Ischia.

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