• 17 April 2024

L’ex premier e la vicenda di Padova: non è stata usata la maternità surrogata
Giuliano Amato, presidente emerito della Corte Costituzionale, dice che i figli di donne gay che non sono nati attraverso la maternità surrogata vanno riconosciuti. Un loro riconoscimento non sarebbe in alcun modo contrario alla Carta. «Questo principio è stato ribadito anche in pronunciamenti molto recenti. L’identità di un figlio deriva dalla sua vita familiare. Nel caso però della maternità surrogata, secondo la stessa Corte Costituzionale, il genitore intenzionale può solo adottare, non riconoscere. Solo in questo modo rimane per la maternità surrogata quel disvalore che gli ha dato l’ordinamento riconoscendola come reato». Amato parla in un’intervista rilasciata a Simonetta Fiori per Repubblica.

Il caso di Padova
Nella vicenda di Padova infatti ci sono bambini figli di coppie di madri nati con fecondazione eterologa: «In questo caso io personalmente non vedo ostacoli al riconoscimento della genitorialità piena anche della madre non biologica. Quel bambino è il frutto della volontà di due donne, è stato cresciuto da entrambe, quindi può essere il figlio delle due madri. Perché non riconoscere questo diritto anche alla madre non biologica? Questo però la Corte Costituzionale non l’ha ancora detto. E la legge che vige in Italia sulla fecondazione artificiale autorizza l’eterologa solo per le coppie eterosessuali». Ciò però, avverte Amato, comporterebbe una differenziazione tra i figli di due madri e i figli di due padri: «È inevitabile».

Figli illegittimi
Al Dottor Sottile non piace il termine “figli illegittimi”: «Il punto è che l’adozione così come oggi è concepita è un congegno molto difettoso. E la Corte, che pure lo ha migliorato, ha ripetutamente invitato il Parlamento a intervenire, un appello finora rimasto inascoltato». Per l’ex premier «la maternità surrogata ha messo in crisi tutti i paesi europei. E oggi mi spaventa in Italia la divisione così marcata tra i paladini delle famiglie tradizionali e i sostenitori dei diritti delle famiglie diverse. La sinistra non può ignorare che larga parte di quei ceti popolari che vuole recuperare – l’elettorato che vota le destre in Europa e Donald Trump in America – è fedele ai valori tradizionali espressi dalla triade “Dio, patria e famiglia”. Questo non significa che bisogna assecondare la deriva tradizionalista, al contrario. Ma per combatterla serve un lavoro politico profondo, non limitarsi a fare una comparsata al Gay Pride».

«Sto ricordando alla sinistra cos’è la politica»
Amato dice di non avercela con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Ma il suo obiettivo è più ambizioso: «Sto ricordando alla sinistra che cosa è la politica. Oltre cinquant’anni fa, il partito di cui acevo parte – il Psi – cominciò una campagna a favore del divorzio con la proposta di legge Fortuna-Baslini. I tempi erano molto diversi, ma ci saremmo ben guardati dal limitarci a fugaci spot elettorali. Io andavo a parlare con i compagni, sezione per sezione, nelle campagne della Lucchesia o tra i marmisti delle Apuane. “Amato”, mi disse una volta un vecchio socialista, “avrai pure ragione ma queste donne esagerano”. Se non avessimo fatto così, se così non avesse fatto il Partito comunista con la sua rete ben più fitta, il divorzio non sarebbe passato. Oggi la sinistra dovrebbe trovare i modi per fare lo stesso: andare in periferia, promuovere assemblee di quartiere. Altrimenti si condanna a restare maggioranza ai Parioli o a Manhattan, e minoranza al di fuori di quei ristrettissimi confini».

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