• 2 March 2024

“FERMATE LE GIUDICI DELLO STUPRO DI CAPODANNO: SONO CONTRO LE DONNE”

Bo Guerreschi, la presidente della onlus “bon’t worry”: “Chiedo l’intervento del ministro Nordio”

Sentenze scritte da giudici donne e «in cui le donne non vengono credute e ridotte quasi a imputate. Siamo oltre il diritto, si sta riducendo a coriandoli il Codice Rosso. Poi non lamentiamoci quando le denunce diminuiscono». Bo Guerreschi, la presidente della onlus “bon’t worry” che si occupa di violenze di genere, tra le mani rigira le decisioni emesse dalla quinta sezione collegiale del tribunale di Roma, presieduta da Maria Bonaventura. Tra queste, quella del bidello assolto per “palpeggiamento breve”. È infuriata: «Chiedo l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Spero che a breve invii gli ispettori, questi verdetti lasciano senza parole e mi fanno pensare che lottiamo per qualcosa che la giustizia ci nega». L’attivista interviene sulle polemiche rilanciate anche dal New York Times perché «questo è lo stesso collegio del processo per lo stupro di Capodanno 2021 in cui noi difendiamo la vittima, abusata da cinque giovani. Finirà che sarà giudicata come una poco di buono».

Lei sostiene che il collegio ha “punito” la vostra assistita. Cosa è accaduto?

«Il 22 maggio Bianca (nome di fantasia, ndr) è stata ascoltata per la prima volta in aula come testimone. Era stato richiesto, e accolto dal tribunale, che Bianca accedesse all’aula Aurora. Si tratta di un luogo protetto dentro il tribunale che permette alle vittime di essere interrogate senza lo stress di stare davanti ai giudici e agli imputati».

Ma non è andata così.

«La difesa dell’unico imputato, P, R., ha prodotto un’intervista rilasciata da Bianca a Repubblica e ha chiesto di sentire la vittima in aula. Non c’erano più esigenze di protezione, secondo l’avvocata di R. E la presidente ha detto, riferendosi all’articolo: «È inaccettabile, va bene». E ha revocato la sala. Bianca ha subito cinque ore di interrogatorio incrociando il suo violentatore, ha avuto diritto a una sola pausa per un bicchiere d’acqua. La presidente le ha anche vietato di parlare con il nostro difensore. Un trattamento assurdo».

Vi siete opposti?

«Certo, ma l’opposizione è stata rigettata. Bianca ha pagato perché si è permessa di esprimere su un giornale cosa ha vissuto in questi anni sulla sua pelle. Adesso fremo».

Perché?

«Aspetto di essere sentita per rispondere a questo tribunale. Le sentenze che sto leggendo mi preoccupano molto. Sono orribili, non si possono accettare, sono indegne. Stiamo tornando indietro di decenni. Il messaggio che si trasmette è che le donne devono essere tolleranti. Noi abbiamo 1.300 casi e lo stupro di Primavalle aspetta giustizia da quasi 4 anni. Spero la ottenga».

Queste sentenze rappresentano un precedente.

«Purtroppo sì. Le stesse giudici hanno anche assolto il direttore di un museo accusato di abusi sessuali definendo “goliardico” il suo modo di approcciarsi fisicamente a una dipendente che palpeggiava sui fianchi, sulla pancia, sulla schiena. C’è anche scritto che probabilmente quella donna aveva denunciato mossa da complessi di natura psicologica per il proprio aspetto fisico. C’è superficialità e mancanza di rispetto per la donna, il suo corpo, la sua volontà. Da questa sezione escono sentenze solo di questo tenore».

Come quella del “palpeggiamento breve”?

«L’assoluzione del bidello è inquietante, il quadro probatorio è coerente. Nella stessa sentenza c’è scritto che era un’abitudine per l’imputato avere questo atteggiamento ma non c’era la volontà di ledere la sfera sessuale. Anche qui si mette in risalto l‘animo giocoso. Ma è uno scherzo? Si devono valutare i reati in sé. Non si tocca nessuna parte del corpo di una persona senza la sua volontà».

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areatecnica@scagency.it

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