• 17 April 2024

È l’umanoide iCub3, sviluppato dall’Istituto italiano di tecnologia. Grazie a un visore e una tuta coi guanti dotati di sensori, l’operatore può controllare a distanza i movimenti del robot nello spazio, fargli manipolare oggetti e interagire verbalmente e fisicamente con le persone e con l’ambiente. Allo stesso tempo, l’operatore riceve sensazioni di tipo tattile da remoto e percepisce quando e dove il robot viene toccato. Anche i movimenti della testa vengono trasferiti all’avatar, ad esempio per annuire, chiudere gli occhi e muovere le sopracciglia per esprimere emozioni come paura o stupore.

Durante l’esperimento, iCub3 ha visitato gli spazi e ammirato le opere del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, riproducendo i comandi che l’operatore gli impartiva da Genova, consentendo a quest’ultimo di essere trasportato dentro un’altra realtà senza muoversi dal laboratorio.

Tutto questo è possibile grazie al sistema chiamato ‘tele-esistenza’ sviluppato da IIT, che permette di sincronizzare l’utente e l’avatar robotico da remoto, con un ritardo di comunicazione di circa 25 millisecondi, utilizzando una comune fibra ottica.

Scopo del progetto è quello di realizzare avatar capaci di operare in luoghi potenzialmente pericolosi per la salute umana, ma anche permettere la presenza a distanza per persone con disabilità o fornire esperienze di intrattenimento coinvolgenti per la realtà virtuale e il Metaverso.

Riguardo le persone con disabilità non si esclude una potenziale utilità MA troppo spesso si sta inneggiando alla robotica/domotica sostitutiva di servizi essenziali e questo  non dovrà accadere oltre al fatto che risulterebbe difficile negli atti di vita quotidiana far sostituire l’aiuto umano con quello tecnologico. Anche nelle relazioni interpersonali: l’importante è che un progresso simile non sia sostitutivo completamente del rapporto vis a vis tra umani. Persone con disabilità sempre  più segregate e liberate solo virtualmente nelle relazioni interpersonali  o con dei robot?

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