• 17 April 2024

di Francesca Berger

L’aborto negli Stati Uniti è legale dal 1973, ma sta diventando illegale in molti casi: nello Stato del Texas e in vigore la legge Texas Heartbeat Act e in Georgia la Life Act che praticamente sono la stessa cosa, dato che entrambe proibiscono di interrompere la gravidanza al primo battito cardiaco del feto, che può avvenire entro le 6 settimane, in Alabama è vietato anche in caso di stupro, l’Arizona lo vieta dalla 15° settimana, e in Missisipi è in corso un ribaltamento molto restrittivo della legge attuale, in Arkansas non è ammessa nessuna eccezione tranne che per salvare la vita della puerpera, a questi stati si aggiungono il Kentucky, l’Ohio, Louisiana, Utah, West Virginia, South e North Dakota, Wisconsin, South Carolina, Michigan, Idaho, Tennessee e Iowa.

La Camera dell’Oklahoma in questi giorni ha approvato un disegno di legge ancora più rigido, che vieta l’aborto in ogni fase della gravidanza, fatta eccezione nei casi di incesto, stupro, o di vita e di morte, oltre a ciò la suddetta legge autorizza qualunque cittadino a denunciare sia chi pratica l’aborto, sia chi favorisca l’esecuzione dell’interruzione di gravidanza, che chi la induca o aiuti in qualunque modo.

A questi paesi si è aggiunta proprio dai primi di marzo anche la Florida, che però lo vieterebbe da luglio anche nei casi in cui le donne siano state stuprate, o vittime di tratta di esseri umani o in caso di incesto, che questo nel mondo accada in paesi come la Florida, dove la libertà sessuale e relative deviazioni sono una consuetudine, non può che lasciare perplessi.

In Europa abbiamo l’Irlanda, dove l’aborto è stato legalizzato solo nel 2018 fino alla 12ma settimana, ed in alcuni casi esageratamente fino a ben 6 mesi, che sta vivendo grandi ostilità da parte dei medici, tanto che in tutto il paese lo praticano circa 10 ospedali soltanto, ma la situazione è complessa anche in Islanda, Polonia, Gran Bretagna, Monaco, Andorra, Cipro, Liechtenstein, e fino al 2021 anche San Marino e Gibilterra erano nel gruppo, mentre attualmente la legislatura più dura è a Malta, dove non vi è nessuna concessione, nemmeno se la gestante sia in punto di morte, inoltre le donne che dovessero trasgredire rischiano da un minimo di 18 mesi di carcere a 3 anni.

A Gibilterra anche se raramente applicata, la condannata per una femmina gravida in caso di aborto è l’ergastolo, e non si può ignorare che abortire è impossibile o limitato in numerosi paesi dell’Africa, o in Medio Oriente come nel Sudest asiatico, e in almeno una ventina di altre terre nel pianeta.

Da noi in Italia nonostante i medici obiettori siano tanti l’IVG è regolata dalla legge 194/78 entro il terzo mese di gravidanza, ed entro il quinto mese unicamente per ragioni terapeutiche, soltanto dal 2020 è stato concesso alle donne di ricorrere alla pillola abortiva Ru486 che permette di interrompere chimicamente l’incubazione, metodo quest’ultimo che invece in Francia era già disponibile dal 1981 a tutte le non fumatrici. A tutt’oggi ogni 15 minuti da qualche parte nel mondo una donna muore per complicanze dovute ad un aborto illegale, vale a dire circa 65 mila donne all’anno.

A fronte della situazione planetaria che regola la decisione da parte delle donne di procreare, appare stupefacente che nella stragrande maggioranza dei casi, siano individui di sesso maschile a proporre o approvare legislature che impediscano loro di abortire, quando è storicamente dimostrato che il maggior numero di genitori che abbandonano i figli nell’utero al primo cenno di una gravidanza siano gli uomini, e quel tipo di uomini non trovano minimamente interessante neanche sapere se i loro figli saranno nutriti o se finiranno in un orfanatrofio, poi ci sono i padri che hanno ripensamenti a un passo dal parto o subito dopo, e quelli che li crescono per qualche anno prima di avere crisi esistenziali e li allontanano, oltre a ciò è indiscutibile che gli stupratori siano maschi, senza contare che il business delle tratte di minori e per lo più privilegio maschile, quindi è sconcertante che decisioni inerenti al generare una vita vengano prese per lo più da governanti maschi.

Potrebbe essere che l’aborto sia una merce politica atta a catturare più voti di altre, e può darsi che le convinzioni etiche o religiose siano funzionali, o queste leggi pro life non sono pro woman?

La discussione del diritto all’aborto non è mai stata chiusa, forse perché il fatto che coinvolga i valori e la morale crea dibattiti, e probabilmente non si considera che ai movimenti anti-genere, il femminile troppo indipendente dia fastidio, e l’aborto può essere un buon argomento per attaccarlo con la speranza di rimandarlo indietro di decenni. Forse la parità di diritti umani fondamentali dovrebbe consentire alle donne la decisione dell’interruzione di gravidanza, o forse il diritto al voto che comunque sia chiaro è stata una concessione, il topless, il servizio militare, le poltrone nei parlamenti, la convinzione di poter sfoggiare su un red carpet la patacca liberamente ha convinto tutti, che il maschilismo sia davvero finito? Forse invece non è così, e in qualche maniera un manipolo di maschietti potenti sogna una teocrazia totalitaria in uno scenario a metà tra realtà e fantasia, come nel romanzo “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, dove le donne gestite come mucche non hanno più nessuna scelta.

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