• 4 March 2024

Il decesso avvenuto nell’estate del 2015 nelle campagne tra Nardò e Avetrana.

La vittima, Mohammed Abdullah, aveva 47 anni. Lavorava all’aperto nonostante i 40 gradi

Pesanti condanne a Lecce per la morte di Mohammed Abdullah, il bracciante sudanese di 47 anni morto per un malore nel primo pomeriggio del 20 luglio 2015 nelle campagne tra Nardò e Avetrana, in Salento, mentre raccoglieva pomodori in una giornata dal caldo torrido, con la temperatura vicino ai 40 gradi. I giudici della Corte d’assise hanno condannato a 14 anni e sei mesi di reclusione ciascuno Giuseppe Mariano, di 82 anni, imprenditore agricolo di Porto Cesareo (Lecce), e Mohamed Elsalih, 42enne originario del Sudan, ritenuto un mediatore per gli arrivi in Salento dei braccianti stagionali da impiegare nella raccolta nei campi. I due sono stati riconosciuti colpevoli di riduzione in schiavitù e omicidio colposo. Per entrambi è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici.

Abdullah Mohammed lavorava senza un contratto legale e senza garanzie sanitarie. Nel corso del processo il medico legale Alberto Tortorella ha riferito ai giudici che quel giorno l’uomo, così come ha evidenziato l’autopsia, aveva febbre alta e una polmonite virale.

La sentenza della Corte presieduta da Pietro Baffa è andata oltre le richieste della pubblica accusa che aveva chiesto la condanna dei due imputati alla pena di 11 anni e sei mesi di reclusione ciascuno per riduzione in schiavitù e omicidio colposo.

Nella sua requisitoria il pm Francesca Miglietta ha accusato i due di aver costretto i braccianti a lavorare in condizioni di assoluto sfruttamento e soggezione.

La vittima, infatti, lavorava come gli altri braccianti più di 10 ore al giorno nei campi sotto il sole cocente e in condizioni usuranti e disumane, senza pause né riposi settimanali, per una paga che non arrivava a 50 euro. Ovviamente, in nero.

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