• 17 April 2024

Giornata internazionale, anche Bari oggi grida no alla violenza sulle donne

La maggior parte di loro è stata uccisa con coltelli, almeno 37 su 104. Altre 23 con armi da fuoco. E poi ci sono i femminicidi a mani nude – 24 le donne uccise in questo modo – e da percosse

Centoquattro donne sono state uccise dall’inizio dell’anno in Italia, fino al 20 novembre 2022. Da Guglielmina, soffocata dal marito il 6 gennaio, a Vera, accoltellata a morte dall’ex soltanto quattro giorni fa. Questo su un totale di 273 omicidi commessi in Italia. Dove si muore di più è proprio in famiglia. Sono 88 i femminicidi avvenuti in ambito affettivo o familiare. Di questi, 52 hanno visto come carnefice il partner o l’ex. I numeri sono quelli del report diffuso dal Viminale. Di queste 104 vittime, 35 avevano più di 64 anni, la maggior parte di loro, secondo i dati Eures.

Le morti, nello stesso periodo dell’anno scorso, sono state 109. Un lieve calo che non cambia i fatti: le donne continuano ad essere uccise nei palazzi della Roma bene o carbonizzate all’interno di auto in provincia. Solo nell’ultima settimana, 14-20 novembre, gli omicidi in Italia sono stati dieci. Sette vittime erano donne, due sono state uccise da partner o ex.

La maggior parte di loro è stata uccisa con coltelli, almeno 37 su 104. Altre 23 con armi da fuoco. E poi ci sono i femminicidi a mani nude – 24 le donne uccise in questo modo – e da percosse: otto hanno trovato la morte in questo modo. Le ultime tre modalità sono in aumento rispetto allo scorso anno.

Secondo i dati Istat, nel 2021 le vittime uccise in una relazione di coppia o in famiglia sono state 139: 39 uomini e 100 donne. Di queste, il 58,8% è vittima di un partner o un ex. A livello mondiale, secondo l’Onu, ogni ora più di cinque donne e ragazze hanno trovato la morte in famiglia. Questo corrisponde a un femminicidio ogni dodici minuti. Un problema che non riguarda solo l’Italia: sono state 45mila nel mondo le vittime per mano di mariti, fidanzati o altri parenti, come ha riportato il Guardian. Secondo Un Women questi numeri sono «allarmanti» ma il dato potrebbe essere ancora più alto. Almeno quattro morti su dieci, nel 2021, non sono state conteggiate nei femminicidi per insufficienza di dati.

Nonostante anche in Italia le morti avvengano soprattutto all’interno della famiglia, nel Centro Italia oltre una vittima su quattro è stata uccisa nell’ambito della criminalità comune, come riportato da Eures. È il caso delle tre donne – una colombiana e due cinesi – uccise nel quartiere Prati, a Roma, dal presunto killer Giandavide De Pau a distanza di pochi metri e pochi minuti.

I DATI NEL BARESE

Nell’area Metropolitana di Bari i delitti contro le donne sono in lieve flessione nel confronto tra il 2020 e il 2021. I tentati omicidi sono passati da sette a due e nel primo semestre del 2022 ce n’e’ stato uno. E’ quanto emerge dai dati diffusi dalla Questura. I reati di violenza sessuale e lesioni dolose nel primo semestre 2022 registrano un calo importante rispetto al primo semestre 2021: nel primo caso si passa dai 62 casi del 2020 ai 58 del 2021 fino ai 13 registrati nei primi sei mesi del 2022; nel secondo caso si passa da 401 denunce del 2020 alle 355 dell’anno successivo. 46 da gennaio a giugno di quest’anno. In controtendenza atti persecutori e maltrattamenti in famiglia, che nel confronto tra i primi semestri del 2021 e 2022 sono aumentati.

NASCE LA BICAMERALE SUI FEMMINICIDI

Uniti contro i femminicidi. Non solo uomini e donne insieme, ma anche la politica. Non servono steccati ideologici. Il vero passo da fare per superare pregiudizi e stereotipi è culturale. Il grido di allarme è partito ieri dal Senato che si mobilita contro la violenza di genere con l’approvazione unanime di una commissione bicamerale d’inchiesta (dopo il sì ad una mozione di indirizzo da parte della Camera) su una tragedia che dall’inizio dell’anno ha già fatto 104 vittime. Le ricorda il premier Giorgia Meloni al convegno per la presentazione della relazione della commissione di inchiesta della scorsa legislatura che si è tenuta a palazzo Giustiniani. Un «passaggio di testimone», dice, come si fa «con i compagni di squadra», «su mille altre tematiche ci possono essere punti diversi, ma su questo credo non ci possano essere distinzioni». Altrettanto forte e deciso l’appello in Aula del presidente del Senato Ignazio La Russa, per quella che definisce «una piaga sociale, una grave violazione dei diritti umani». «Sbaglia chi pensa sia una questione di donne, – sono le sue parole – è essenzialmente una questione di uomini, una parte di uomini non ha digerito i passi avanti della società». È infatti un dato, si legge nella relazione, che il 57,4% dei femminicidi è opera del partner, il 12,7% dell’ex.

È andata in scena a palazzo Madama, con un giorno di anticipo, la celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che in tutto il mondo verrà ricordata oggi. Per l’occasione i palazzi della politica si illuminano di rosso. «Sulla facciata di Palazzo Chigi ci sono i nomi delle 104 donne uccise in appena un anno», annuncia la premier Meloni che identifica tre pilastri essenziali: prevenzione, protezione e certezza della pena e assicura, l’intenzione del governo di andare avanti sul contrasto ripartendo dal lavoro della scorsa legislatura. Ne è felice la madrina dell’iniziativa, la dem Valeria Valente che della commissione precedente, monocamerale, è stata presidente appassionata. «La bicamerale è un salto di qualità – ammette – Mi auguro che il governo sia pronto a proseguire». Un lavoro di 4 anni, 200 audizioni, 117 sedute che ha portato a 12 relazioni votate all’unanimità e confluite nella relazione finale approvata il 6 settembre scorso. Tutto questo materiale viene consegnato simbolicamente da Valente nelle mani del ministro Eugenia Roccella. «Ne farò tesoro» assicura il ministro per la famiglia e annuncia un accordo con Poste italiane per pubblicizzare il 1522, numero gratuito e attivo 24 h su 24 per richieste di aiuto su violenza e stalking. Ad arginare il problema della violenza di genere non bastano le leggi, è il messaggio che trova d’accordo maggioranza e opposizione in questa giornata di dibattito a palazzo Madama. Nel 15% dei casi (29 su 196), riporta la relazione, le donne uccise avevano presentato formale denuncia o querela per precedenti violenze o altri reati commessi dall’autore del femminicidio.

«Le donne continuano a morire di Femminicidio nonostante un patrimonio legislativo di tutto rispetto», informa Valente. Mentre la senatrice della Lega Giulia Bongiorno è convinta che «occorra abrogare la mentalità discriminatoria» e ricorda il Codice rosso, «una legge salvavita in vigore dal 2019», poco applicata tanto che «La Lega depositerà una proposta che permetterà di intervenire in caso di omessa o ritardata applicazione». Smettere di colpevolizzare le donne, di passarne al setaccio il comportamento, è un altro dei punti condivisi. I numeri ci dicono che il 63% delle donne che subiscono violenza (123 su 196) non ne ha mai parlato nemmeno con un’amica. L’obiettivo dunque è il cambiamento di un paradigma culturale, nelle scuole, nelle case. Principio che trova d’accordo il premier Meloni che invita a «formare operatori dalle forze dell’ordine, agli avvocati, magistrati, medici, assistenti sociali, docenti personale sanitario». Uscendo dalla presentazione in Senato, la presidente del Consiglio si ferma per incoraggiare Celeste, una bambina pugliese sua fan che la chiamava a gran voce: «Studia, studia che poi diventi come me. Così sarai la prossima (premier, ndr) , sbrigati».

Author

areatecnica@scagency.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *