• 27 May 2024

«Non chiamarmi più, sono morto»: tutta la storia dei coniugi trovati morti a Roma e dell’annuncio sui social

Valerio Savino, secondo un amico, era gravemente malato. Ma gli investigatori non hanno trovato tracce di diagnosi in casa

La storia dietro l’omicidio di Simona Lidulli e il suicidio di Valerio Savino la raccontano oggi gli amici della coppia.

Lui ieri ha ucciso la moglie dopo averlo annunciato sui social media. Il corpo della donna è stato trovato privo di vita, sul letto, in un’abitazione in via Adolfo Consolini.

Quello dell’uomo all’interno della sua auto, in un parcheggio di un centro commerciale della zona. Si sarebbe ucciso con un colpo di pistola. «Addio amici tutti. La mia vita terrena e quella di Simona finiscono qui. Insieme da sempre e per sempre. Un pensiero di affetto e gratitudine a tutti voi. Per noi amanti dell’Opera e del melodramma questa rappresenta la scelta più coerente che potessimo fare. Chiedo scusa a chi ho fatto del male», recitava il messaggio su Facebook.

L’indagine
Gli inquirenti pensano anche alla possibilità di un duplice suicidio.
Perché entrambi hanno pubblicato un post in cui salutavano amici e parenti.

Valerio Savino era dipendente di una società di vigilanza e per questo aveva regolarmente in uso due pistole.

Gli investigatori non hanno trovato referti o medicinali compatibili con patologie tumorali.

Lei era impiegata della Tim in pensione.

Stavano insieme da quando avevano 17 anni. Agostino Presutti, amico di Valerio, parla oggi con l’edizione romana di Repubblica: «Qualche mese fa ha scoperto di non stare bene, aveva un cancro al pancreas. Era molto giù ma non aveva fatto accenno a una cosa del genere. Adesso sono tormentato da quei segnali che non ho saputo interpretare». Qualche giorno fa Savino gli ha chiesto di occuparsi del suo gatto: «Mi stava dicendo addio. Stamattina ho compreso tutto con quel post».

L’ultima telefonata
L’ultima telefonata «è stata tre giorni fa. Era molto stanco, stava facendo la chemio. Ma era sereno. Ha parlato come prima della malattia, degli amici, dei risultati di gara che seguiva a distanza. Mi è sembrato sereno e ero felice per lui. Invece forse aveva raggiunto la serenità perché aveva deciso cosa fare». Qualche settimana fa gli aveva anche detto di aver ceduto tutte le armi. Poi ieri ha letto il post: «Ho chiamato subito il 112 e ho messo in moto un cordone di ricerca. Non ci siamo riusciti a salvarli. Lo abbiamo chiamato anche al cellulare ma ormai era spento. A un nostro amico che ha trovato la linea libera ha risposto con un messaggio orribile: “Non chiamarmi più, sono morto”. Un incubo, oggi ho chiuso il mio studio di ingegneria edile. Sono distrutto».

L’omicidio della compagna
Presutti parla anche dell’omicidio di Simona Lidulli: «Loro non sapevano stare da soli. Io credo che abbiano deciso insieme di andare via». Ma rimane comunque non chiaro perché non siano state trovate tracce della malattia in casa. E quale pistola abbia ucciso Simona.

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