Pnrr: Ue versa la prima rata da 21 miliardi all’Italia. Tavolo tecnico Governo: Prima le strategie poi i progetti

Lo annuncia la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen

“Proprio oggi sono arrivati i fondi dall’Unione Europea. E’ il colmo, dopo tanta attesa e tante sollecitazioni da parte del Premier Draghi, vedere che questi fondi restino nelle casse del Governo, sine die, per assenza di progetti pronti”, lamentano a Palazzo Chigi.

“Buone notizie per l’Italia: al via il primo pagamento dal Next Generation Eu per 21 miliardi di euro per l’Italia”. Lo annuncia la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, su Twitter.

“Complimenti all’Italia. Next Generation Eu è l’opportunità di una generazione”, aggiunge.

Come sfruttare pienamente le opportunità del PNRR? Al termine della riunione della Task Force del Governo Italiano con le agenzie autorizzate alla progettazione (tra le quali era presente anche l’Università Popolare LUCE) i responsabili delle misure italiane, mostrano la necessità di definire prioritariamente le strategie e gli obiettivi, rispetto ai progetti stessi. Fondamentale sarà includere all’interno di percorsi partecipativi le organizzazioni del Terzo Settore, le associazioni e le realtà che operano sui territori. Secondo Welfare, in collaborazione con Sharing Europa, dedicherà una serie di articoli all’analisi dei principali bandi del PNRR.

Immaginate il sindaco di un piccolo Comune dell’entroterra lucano, chiamiamolo Zora, 12.000 abitanti. È stato eletto nella primavera del 2019, con molti progetti per arrestare il declino della città, condannata da anni a una triste decrescita. Poi una pandemia, i negozi che chiudono, i programmi che sembrano dover restare nel cassetto. Certo, Zora non esiste, ma la storia è vera e per molti Comuni il finale è un futuro in bilico, che si poggia su una sigla: PNRR. Si apriranno i cassetti di quel sindaco? Per realizzare quali programmi? Cosa sarà di Zora tra 10 anni?

Di cosa parliamo quando parliamo di PNRR

Anche per effetto delle riforme prescritte dall’Unione Europea per accedere ai fondi, il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza rappresenta la possibilità per ripensare il modello di sviluppo economico e sociale del Paese, dei territori e dei Comuni. Il PNRR è molto più di un ristoro per la crisi seguita alla pandemia, ma a una condizione: che lo si consideri davvero “una leva per lo sviluppo” – quante volte l’abbiamo sentito? – e non come ennesima, forse ultima, occasione di spesa.

Le possibilità, lo sappiamo, ci sono.

Alle risorse del PNRR (191,5 miliardi di euro) si aggiungono il fondo complementare (30 miliardi), il fondo React EU (13 miliardi), ma anche la programmazione Europea 2021-2027 che – tra Fondi strutturali e Fondi a gestione diretta – vale altri 100 miliardi. Risorse che dovrebbero intimorire un Paese che ha tra i punti di debolezza la capacità di spesa dei fondi ordinari, come dimostra l’ultimo studio sui Comuni della Cassa Depositi e Prestiti.

La domanda chiave

Il primo rischio da evitare per “prendere sul serio” il PNRR sta nell’appiattire il dibattito su procedure (traguardi, target, indicatori), tempistiche (le scadenze imposte dall’Unione) e poteri (cabine di regia e ripartizione tra governo centrale e locale), ignorando una domanda: a quale comunità si vuole dare vita con questi soldi? A cui si aggiunge un’altra questione cruciale: quali soggetti sono chiamati a dare risposta a questa domanda.

Tre snodi: co-progettazione, visione, macchina amministrativa

La soluzione necessaria è allargare il tavolo di progetto che si è aperto su questi fondi, e di conseguenza la discussione collettiva, in modo da includere oltre gli enti locali tutti i soggetti che svolgono attività sussidiarie sul territorio.

La co-progettazione, inizialmente ai margini del processo di costruzione del PNRR, è stata progressivamente inclusa e rappresenta il principio guida della Missione 5 Inclusione e Coesione, che comprende gli investimenti di principale interesse per gli Enti del Terzo Settore e del privato sociale.

La costruzione di una visione comune tra gli attori è però un principio trasversale a tutte le Missioni; sul territorio il PNRR prevede secondo diverse stime fondi tra i 30 e i 60 miliardi divisi tra molteplici investimenti. Molte di quelle risorse saranno affidate attraverso processi partecipativi, ma forse quello che più conta per innescare reali percorsi di sviluppo – ed è il secondo punto chiave – è programmare gli investimenti pensando ai modelli per la gestione futura dei servizi, individuando i bisogni a cui rispondere e l’impatto potenziale. Conta insomma assumere una logica condivisa di responsabilità sociale di territorio.

Insieme alla visione progettuale sarà infine necessario coniugare una macchina amministrativa in grado di accompagnare il processo. Affinché la storia di Zora e quella di tutti i Comuni come quello abbia un lieto fine, è necessario spendere con efficacia ma anche programmare la spesa e rendicontare, rispettando tempi, target ed indicatori.

I 24 bandi aperti: un valore di 14 miliardi di euro

Per programmare è anche necessario accedere ad informazioni di qualità, e sul PNRR è difficile andare oltre le cifre annunciate e capire nel concreto cosa è possibile fare, secondo quali tempi e procedure.

Ad oggi – da quanto risulta all’osservatorio che il Bando della Matassa ha attivato sul PNRR – sono aperti e percorribili 24 distinti bandi che fanno riferimento a diverse aree tematiche: economia circolare, cultura, rigenerazione urbana, sanità, istruzione ed educazione. Tutti insieme i bandi attualmente disponibili valgono quasi 14 miliardi di euro (7,2% delle risorse totali del PNRR), l’84% dei quali è destinato agli enti pubblici. Ma a breve si apriranno opportunità anche per il Terzo Settore e il mondo delle imprese.

Di grande interesse ad esempio, sarà il Fondo per l’imprenditoria femminile, 400 milioni per promuovere la nascita di nuove imprese guidate da donne, di cui si attende l’apertura della procedura di presentazione delle domande da parte di Invitalia.

Un ragionamento che proseguirà

Partiremo dai finanziamenti per lo sviluppo e la rigenerazione dei piccoli Comuni tra turismo e cultura, dedicando un focus alle risorse per rinnovare le reti educative, per poi concludere la serie con un approfondimento sulle opportunità per la creazione e il consolidamento delle imprese.

Il quadro degli interventi

Come noto gli investimenti da realizzare nell’ambito del Pnrr dovranno necessariamente essere completati entro il 2026. Se ciò non accadesse infatti l’Italia rischierebbe di andare incontro a delle sanzioni che potrebbero arrivare anche al blocco dei fondi da parte delle istituzioni comunitarie.

La commissione europea può bloccare l’erogazione delle risorse qualora fossero registrati dei gravi scostamenti dal raggiungimento dei target intermedi e finali. 

Per quanto riguarda gli interventi del piano che vedranno un coinvolgimento a vario titolo da parte degli enti territoriali, possiamo osservare stati di avanzamento diversi. In alcuni casi infatti le risorse sono già state assegnate, in altri è stato pubblicato l’avviso per la presentazione di proposte. Altre misure invece sono più indietro nell’iter.

Da ricordare comunque che anche l’assegnazione delle risorse non significa necessariamente che i cantieri siano già operativi. Spesso infatti la amministrazioni locali dovranno a loro volta pubblicare dei bandi per individuare le ditte che si occuperanno della realizzazione pratica degli interventi.

Gli enti territoriali e gli investimenti del Pnrr

Lo stato di avanzamento di tutti gli investimenti del Pnrr che vedono il coinvolgimento degli enti territoriali

La tabella mostra tutti gli investimenti del Pnrr che vedono un coinvolgimento diretto degli enti locali. Non sono disponibili informazioni relativamente alla missione 6 (salute)

Abbiamo approfondito in precedenza alcuni investimenti per cui sono già state attribuite le risorse ai vari soggetti territoriali competenti. Tra cui quelle di competenza del ministero per la transizione ecologica, quelle legate ai progetti sulla qualità dell’abitare e quelle riguardanti gli interventi sulle risorse irrigue. Ma un recente decreto pubblicato dal ministero dell’interno ha rilanciato il tema della distribuzione dei fondi europei tra i diversi territori.

Gli investimenti per la rigenerazione urbana

L’atto in questione, pubblicato lo scorso 30 dicembre, riguardava la missione 5 del Pnrr ed era finalizzato al finanziamento di progetti di rigenerazione urbana mirati a ridurre situazioni di marginalizzazione e degrado sociale.

€ 3,3 mld le risorse assegnate ai comuni per progetti di rigenerazione urbana.

Complessivamente sono 483 i comuni che riceveranno i finanziamenti. L’importo del contributo varia da territorio a territorio. Cinquantatré enti locali infatti avranno a disposizione una cifra compresa tra i 19 e i 20 milioni di euro. Per gli altri soggetti invece le risorse assegnate vanno via via a diminuire, fino ad arrivare ai 270mila euro affidati al comune di Mottola, in provincia di Taranto.

Bando rigenerazione urbana, al meridione 1,8 miliardi

L’assegnazione delle risorse ai comuni da parte del ministero dell’interno nell’ambito della rigenerazione urbana

Fonte

Università Popolare LUCE

Presidenza Consiglio dei Ministri

La mappa riporta il totale delle risorse assegnate ad ogni comune dal ministero dell’interno nell’ambito della misura M5C2I2.1 del Pnrr (Rigenerazione urbana, volta a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale). Nella mappa sono conteggiati anche i progetti ammessi a finanziamento “con riserva”.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell’interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 12 Gennaio 2022)

Per la rigenerazione urbana, il 53% dei fondi andrà alle regioni del mezzogiorno.

È noto che il 40% delle risorse del Pnrr debba essere riservato alle regioni del mezzogiorno, con l’obiettivo di colmare il divario territoriale con il resto del paese. Alle regioni del sud infatti è stato assegnato 1 miliardo e 800 milioni di euro (il 53% del totale). Mentre Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia dovranno spartirsi appena il 15% dei fondi (meno di 500 milioni totali). In questo caso la ripartizione delle risorse ha dato adito a delle polemiche.

Rigenerazione urbana, alla Campania quasi mezzo miliardo. Appena 162 milioni alla Calabria

La distribuzione delle risorse per la rigenerazione urbana a livello regionale

Sono 23 le voci del Pnrr che prevedono il coinvolgimento a vario titolo degli enti territoriali. Per 4 di queste non è ancora stato pubblicato nessun atto. In altri 8 casi invece sono già stati pubblicati avvisi per la presentazione delle proposte (per tutte o per solo una parte delle risorse assegnate per uno specifico intervento). In 10 casi infine le risorse sono già state assegnate ai soggetti attuatori.

“Per concludere – afferma Francesco Tufarelli della Presidenza del Consiglio dei Ministri – le agenzie specializzate e qualificate stanno facendo tanti incontri e tanta formazione e aggiornamento, seguiti dalla Presidenza del Consiglio e dai Ministeri Competenti.

Sono ancora troppo poche le aziende e i professionisti che decidono di passare dalle parole ai fatti. In Calabria e in Abruzzo, come si evince dai dati (forniti lunedì scorso all’Università Popolare Luce e alle 5 agenzie presenti alla riunione ndr.) ci si ritroverà ad affrontare una guerra tra poveri per ottenere le ridotte risorse a disposizione, rispetto a Campania, Sicilia e Puglia.

Tra chi vuole lucrare dalle aziende per viaggi “al buio” e tra gli imprenditori che sottovalutano la complessità dell’azione progettuale e l’accompagnamento alla certificazione dei requisiti finanziari, tributari, amministrativi e tecnici si corre sempre più il rischio di arrivare alla presentazione definitiva delle domande oltre la scadenza massima prevista”.

“Formarsi, informarsi e qualificarsi non basta – conclude Tufarelli – se poi non si passa all’azione concreta e pragmatica. Proprio oggi sono arrivati i fondi dall’Unione Europea. E’ il colmo, dopo tanta attesa e tante sollecitazioni da parte del Premier Draghi, vedere che questi fondi restino nelle casse del Governo, sine die, per assenza di progetti pronti”.

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