• 4 March 2024

Nonostante la crisi, il caro energia e l’aumento dei costi delle materie prime, i numeri dell’industria pugliese sono più che positivi. A tracciare un quadro della situazione Sergio Fontana, presidente di Confindustria Bari-Bat, durante il suo intervento all’assemblea annuale che si è tenuta ieri al Kursaal di Bari.

A partire dall’occupazione che nei primi sei mesi del 2022 è cresciuta in tutta la Puglia del 6,1%. Un dato migliorato sia rispetto al 2021 (anno durante il quale la Regione aveva già recuperato buona parte dei posti di lavoro persi durante la pandemia) che rispetto alle performance del resto del Mezzogiorno del dato complessivo dell’Italia.

”Un piccolo miracolo” come lo ha definito Fontana che ha aggiunto: «Nel 2021 in Puglia la produzione industriale ha recuperato i valori precedenti alla pandemia. Il settore delle costruzioni ha persino superato il livello del 2019, spinto da un bonus 110% sull’edilizia che ci auguriamo venga riproposto, migliorato e reso stabile dal nuovo governo». Il settore che ha trainato l’intera produzione industriale nel 2021 è quello delle esportazioni, che è cresciuto in tutti i comparti, con la sola eccezione della componentistica auto.

«Un comparto che si è sempre dimostrato il fiore all’occhiello dell’area metropolitana di Bari – e che si trova a fronteggiare la carenza dei semiconduttori legata alla dipendenza degli approvigionamenti globali, e soprattutto le ripercussioni di una transizione ecologica che è stata imposta in modo troppo frettoloso e ideologico».

Adesso gli industriali aspettano con interesse l’aggiornamento congiunturale sull’economia della Puglia, che la Banca d’Italia di Bari pubblicherà il prossimo 15 novembre.

Un risultato che per Sergio Fontana è stato possibile grazie ad una precisa strategia, messa in campo negli ultimi anni.

«Le aziende più resilienti sono quelle che hanno investito in ricerca, innovazione e internazionalizzazione ed è questa la strada che stavamo intraprendendo con entusiasmo ed energia subito dopo la pandemia.

Ma superata l’emergenza sanitaria è arrivata la guerra a segnare una nuova battuta di arresto, scatenando la crisi energetica e l’aumento dei costi di approvigionamento delle materie prime.

Le previsioni parlano di recessione».

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