• 27 May 2024

Per la prima volta al mondo un gruppo di scienziati britannici ha utilizzato una nuova terapia Car-T, basata sull’editing del genoma, ulteriormente modificata, per trattare una giovane paziente malata di leucemia linfoblastica acuta a cellule T resistente a tutte le terapie. A sei mesi di distanza dalla terapia Alyssa, 13 anni , che vive con la famiglia a Leicester, è in fase di remissione, condizione che le ha permesso di essere sottoposta anche a trapianto di cellule staminali (intervento praticabile solo in fase di remissione). Oggi le sue condizioni sono buone e se il tempo trascorso è ancora poco per parlare di guarigione la strada intrapresa sembra quella giusta.

SARANNO TRATTATI ALTRI 10 PAZIENTI

L’intervento è stato eseguito in Gran Bretagna al Great Ormond Street Hospital for Children (Gosh) in collaborazione con lo University College London (Ucl). I risultati sono stati presentati dai ricercatori Ucl e dai medici al congresso della Società americana di ematologia (Ash) a New Orleans. Ora il team del Great Ormond Street Hospital di Londra (Gosh) che ha curato Alyssa si sta preparando a reclutare altri 10 pazienti affetti da leucemia a cellule T, che hanno anch’essi esaurito tutti i trattamenti convenzionali, per ulteriori sperimentazioni.

LA SPERIMENTAZIONE

Ad Alyssa è stata diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta a cellule T nel 2021. È stata trattata senza successo con tutte le attuali terapie convenzionali, inclusa la chemioterapia e un trapianto di midollo osseo. Per lei il futuro si presentava cupo senza altre opzioni terapeutiche a disposizione. La bambina è stata allora arruolata nella sperimentazione clinica TvT e nel maggio 2022 è stata ammessa all’Unità di trapianto di midollo osseo del Gosh, per ricevere cellule Car-T «universali»che erano state ottenute da un paziente sano donatore volontario. Il punto cruciale è che la terapia di Alyssa si basava su linfociti T donati che possono essere modificati, quindi l’abbinamento con un donatore non è stato un problema. Queste cellule sono state ulteriormente modificate utilizzando una nuova tecnologia di editing genetico, progettata e sviluppata da un team di ricercatori dell’Ucl, guidato dal professor Waseem Qasim. Le cellule sono state quindi dotate di un recettore dell’antigene chimerico (Car) per consentire loro di dare la caccia e uccidere le cellule T cancerose senza attaccare le cellule T sane. Per ottenere questi risultati sono stati necessarie varie modifiche del Dna: dalle cellule T del donatore sono state rimossi tutti i recettori in modo da renderle «universali» ed è stata anche rimossa la proteina Cd7 che le identificava come cellule T; senza tale passaggio, le cellule T riprogrammate per uccidere altre cellule avrebbero finito per distruggersi anche tra loro. Infine sono state arricchite con l’antigene chimerico che consente di riconoscere le cellule cancerose nemiche.

COME FUNZIONANO LE CAR-T TRADIZIONALI

La Car-T therapy consiste nel prelevare, in modo semplice, dal sangue del singolo paziente i suoi linfociti T, i «soldati» del nostro sistema immunitario deputati a difenderci dalle malattie, che non sono più capaci di lottare contro il tumore, per rafforzarli in laboratorio. Con tecniche di ingegneria genetica nei linfociti T viene indotta (attraverso l’introduzione del recettore CAR, che sta per Chimeric antigen receptor) la capacità di riconoscere e uccidere specificamente le cellule cancerose. Così rimaneggiati e potenziati, i linfociti vengono reinfusi nel paziente e cominciano la loro battaglia contro il cancro.

LE DIFFICOLTÀ CON LE LEUCEMIA A CELLULE T

«La terapia a Car-T è già ampiamente conosciuta e divulgata – commenta Marco Vignetti,presidente della Fondazione GIMEMA- ma il problema nasce quando va trattata una leucemia a cellule T, perché le cellule tumorali hanno origine dalle medesime cellule che danno origine anche ai linfociti T sani. Succede allora che i linfociti T attaccano anche se stessi oltre alle cellule tumorali. Gli scienziati sono dunque riusciti a fare una ulteriore modifica nei linfociti T: hanno eliminato dalla superficie quella parte che li fa riconoscere come linfociti T, quindi le Car-T attaccano solo le cellule T leucemiche e non le T sane. Semplificando molto, per fare un esempio comprensibile è come dire ai soldati di andare in piazza ad uccidere tutte le persone che hanno addosso una giacca nera perché sono terroristi. I soldati però sono vestiti con una giacca blu, che nel buio si confonde con quella dei terroristi e così succederà che si uccideranno tra loro. È stata però trovata una soluzione: ai soldati buoni viene tolta la giacca blu e sostituita con una rossa, così non c’è confusione e non c’è più pericolo di “fuoco amico”: il problema è risolto»

PASSI AVANTI PER ESTENDERE LE CAR-T

Alyssa è entrata in remissione 28 giorni dopo e ha ricevuto un secondo trapianto di cellule staminali per ripristinare il suo sistema immunitario. Ora a sei mesi dall’inizio della nuova terapia , sta bene e sta recuperando a casa. Senza questo trattamento sperimentale, l’unica opzione per Alyssa sarebbero state le cure palliative. «Questo ulteriore passo avanti nella tecnica Car-T – aggiunge Vignetti – è una novità che emotivamente colpisce perché è stata coinvolta una ragazzina colpita da una leucemia dalla quale non sarebbe sicuramente guarita. Non si tratta di una nuova terapia, ma è un nuovo gradino importante all’interno del trattamento con Car-T, già consolidato, che permetterà anche a chi è colpito da leucemia a cellule T di utilizzare la terapia a Car-T». Le leucemie a cellule T sono molto rare, in Italia parliamo di 50-100 pazienti ma se la nuova tecnica verrà confermata anche questi pazienti potranno accedere alla terapia a Car-T modificata ad hoc. «Abbiamo la conferma che siamo in grado di modificare le cellule in modo che esprimano gli antigeni che decidiamo noi » conclude Vignetti.

IL RITORNO A SCUOLA DI ALYSSA

Alyssa è stata sin dall’inizio pronta ed entusiasta di entrare in questa sperimentazione: «Se lo farò, aumenteranno le conoscenze e questo aiuterà altre persone, quindi lo farò» sono state le sue parole. Ora Alyssa, pur dovendo essere strettamente monitorata dai medici, si prepara anche a tornare a scuola. «I dottori hanno detto che i primi sei mesi sono i più importanti. Spero che quello che le è capitato – ha raccontato alla Bbc Kiona, la mamma della piccola paziente – possa dimostrare che la ricerca funziona e che sia possibile offrire la terapia a più bambini. Lo scorso anno eravamo convinti che avremmo trascorso con Alyssa il nostro ultimo Natale. Quello che è successo dopo sarebbe stato impensabile solo pochi anni fa ed è stato reso possibile dagli incredibili progressi della genetica».

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areatecnica@scagency.it

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