• 17 April 2024

Sanità pubblica, arriva un maxi-pacchetto di nuove prestazioni.

Presentati dal ministro della Salute Orazio Schillaci i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè l’offerta di cure gratuite o pagabili con ticket

Un maxi-paniere di prestazioni nuove o rinnovate, offerte dal Servizio sanitario nazionale ai cittadini «indipendentemente da dove vivono e da quanto guadagnano»: così il ministro della Salute Orazio Schillaci ha presentato il via ai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè l’offerta di cure gratuite o pagabili con ticket in ambito Ssn.

Il Dpcm è stato approvato in Conferenza Stato-Regioni dopo oltre sei anni di stand-by e molte trattative su modalità e risorse.

Entrata in vigore
A dare sostanza all’esigibilità di cure e prestazioni da parte dei pazienti, i due tariffari per la specialistica ambulatoriale e per l’assistenza protesica che del decreto sono la vera novità e che entreranno in vigore rispettivamente a gennaio e ad aprile 2024. In tutto oltre 3mila prestazioni (2.108 solo per la specialistica) in cui si “svecchia” un’offerta sanitaria pubblica che in molti casi risaliva agli anni Novanta del secolo scorso.

Videocapsule monouso per la diagnostica, test innovativi durante la gravidanza, un pacchetto completo di prestazioni per la fecondazione assistita, monitoraggio della celiachia, test di genetica e citogenetica, radioterapia e adroterapia per i tumori e test molecolari per caratterizzare le mutazioni dei tessuti, totale rivisitazione delle prestazioni di riabilitazione e presìdi robotizzati per disabili, comunicatori oculari e carrozzine hi-tech, arti artificiali e sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo. Sono alcuni esempi delle novità “sbloccate” dal provvedimento a cui già nei prossimi mesi dovrebbero aggiungersene delle altre.

Le risorse «ci sono», garantiscono dal ministero della Salute che ha ricevuto il visto del Mef, e potranno crescere ulteriormente: per il momento si parte con circa 400 milioni (per la precisione 402,3 milioni) e subito un tavolo di monitoraggio con lo stesso ministero dell’Economia – chiesto a gran voce dai presidenti di Regione che fino a ieri tenevano in freezer il provvedimento preoccupati che le ricadute economiche andassero ad aggravare bilanci sanitari in diversi casi a rischio default – valuterà la spesa effettiva.

L’aver finalmente condotto in porto il Dpcm “madre” sui Lea, a cui aveva già alacremente lavorato il Governo precedente trovando però il muro dei governatori, consentirà di provvedere subito all’ulteriore aggiornamento dei tariffari. Per questa partita, in campo ci sono già i 200 milioni l’anno stanziati dalla legge di Bilancio per il 2022.

«Da domani – ha spiegato Schillaci – valuteremo con un conto economico anche la possibilità di introdurre nuove prestazioni: la medicina si evolve continuamente e sei anni è un tempo inaccettabile per un Paese moderno quale è l’Italia». La sfida è epocale: «Da una parte – ha proseguito il ministro – abbiamo l’innovazione e dall’altra una popolazione italiana particolarmente longeva, quindi dobbiamo agire sinergicamente sia sulla prevenzione cercando di ridurre le malattie croniche trasmissibili che andranno a impattare moltissimo sugli anni a venire, sia continuare a investire e a efficientare i percorsi».

Schillaci: ottimismo ma difficoltà per definanziamento
Serviranno soldi, insomma, ma anche strategia. E qualche sassolino dalla scarpa il ministro se lo toglie, davanti alle accuse di un rischio smantellamento del Ssn. «Guardo con ottimismo al futuro, anche se tra tante difficoltà dovute al definanziamento degli anni scorsi. Andando a prendere il parametro della spesa pubblica sul Pil, quest’anno siamo al 6,8% che è il dato più alto dal 2011, tolto l’anno del Covid. In assoluto abbiamo distribuito 136 miliardi. Anche io vorrei avere 50 miliardi da mettere sulla sanità come chiede qualcuno – chiosa – ma questo ora è impensabile: la sfida, aumentando e non tagliando la sanità, è di ottenere un Ssn migliore efficientando tanti percorsi, risolvendo criticità continuando a collaborare con le Regioni».

Allineare i diritti da Nord a Sud
Regioni che oggi sono in ordine sparso sulla sanità, legittimate dalla riforma, nel 2001, del Titolo V della Costituzione. Con il risultato di diritti e accessibilità alle cure e all’assistenza profondamente diversificati tra un’area e l’altra del Paese, tanto che il monito ad aggiornare i Lea – cartina di tornasole dell’offerta di cure pubblica – era arrivato nei giorni scorsi dalla stessa Corte costituzionale.

Oggi – con la regìa forte che il ministero rivendica – si riparte: la scommessa è che le prestazioni innovative fino a oggi garantite come extra-Lea ai cittadini “fortunati” delle Regioni che potevano permetterselo diventino patrimonio comune.

I presidenti guidati da Massimiliano Fedriga hanno dato l’assenso unanime ai nuovi Lea, mettendo tre paletti che il Governo ha recepito: avviare subito la verifica dell’impatto economico, modificare appena possibile i budget delle strutture private accreditate che oggi sono vincolate da tetti di spesa e continuare ad aggiornare i nomenclatori tariffari, in vista dell’entrata in vigore l’anno prossimo.

L’accordo c’è: ora si tratta di allineare i diritti da Nord a Sud del Paese.

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