INCHIESTA DI SHARING SU TRAFFICO ORGANI MINORI

INCHIESTA DI SHARING EUROPA SU TRAFFICO ORGANI MINORI.

OGNI GIORNO SCOMPARSI 35 MINORI PER MERCATO TRAFFICO ORGANI!
UN MERCATO ILLEGALE E REDDITIZIO PER LE MAFIE INTERNAZIONALI POCO CONOSCIUTO E RARAMENTE AFFRONTATO NELLA SUA GRAVITA’ E PERICOLOSITA’!

Il traffico di esseri e organi umani insieme con quello delle sostanze stupefacenti e delle armi, per le mafie, è il mercato più redditizio dove poter lucrare e al tempo stesso riciclare il denaro sporco. Dovrebbe essere considerato un crimine transnazionale riconosciuto in ogni parte del mondo, poiché trafficanti e intermediari sfruttano le differenze tra i vari sistemi penali per concludere i loro affari illeciti ed evitare di essere condannati.
Gli ultimi dati ufficiali ci fanno sapere che ci sono 35 minori al giorno che risultano scomparsi e dei quali non si ha più traccia. Solo nel 5% dei casi si è riusciti a sapere che erano state vittime di traffico internazionale di organi.
I luoghi preferiti dai trafficanti per rapire minori sono parchi, spiagge e piazza affollate, dove si riesce con più facilità a dileguarsi, con la complicità di complici.

Cosa s’intende per traffico d’organi umani?
Nel concetto penalmente rilevante vi rientrano il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’occultamento o la ricezione, di persone viventi o decedute, dei loro organi attraverso la minaccia, l’uso della forza o di altre forme di coercizione, oppure mediante il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di potere o lo sfruttamento di una posizione di vulnerabilità.
L’art. 601-bis del nostro codice penale, rubricato come “Traffico di organi prelevati da persona vivente”, punisce con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da cinquantamila a trecentomila euro chiunque, illecitamente, commercia, vende, acquista ovvero, in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo, procura o tratta organi o parti di organi prelevati da persona vivente. Se, poi, il fatto è commesso da persona che esercita una professione sanitaria, alla condanna consegue l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione.
Non è un caso che tale disposizione sia stata inserita dopo l’art. 601 c.p., “Tratta di persone”, a conferma del fatto che la fattispecie introdotta costituisca una forma speciale della stessa inserita tra i delitti contro la personalità individuale.

Il rapporto tra mafie e traffico di organi è una leggenda metropolitana o una realtà sconcertante?
L’organizzazione non governativa Global Financial Integrity stima che il valore annuale del traffico di organi a livello globale varia tra gli 840 milioni e i 2 miliardi di dollari.
Ogni anno si verificano circa dodicimila trapianti illegali, oltre ottomila sono per i reni, seguiti da fegato, cuore, polmone e pancreas. Alla luce di questi dati – che sono solo una parte dell’iceberg – possiamo affermare che il traffico illegale di organi purtroppo è una terribile realtà nella quale sono proprio i grandi guadagni a confermare il coinvolgimento delle mafie.
La criminalità organizzata transnazionale sfrutta la povertà e la precarietà dei donatori, e si sviluppa grazie all’incapacità dei Paesi di soddisfare i bisogni dei pazienti in materia di trapianti.
Il traffico di esseri e organi umani è certamente una fonte di guadagno per le mafie e questo è dimostrato anche da numerose indagini di polizia e da sentenze della magistratura a livello globale.

Quali sono le mafie direttamente coinvolte?
La mafia nigeriana, cinese, albanese, russa, indiana, pakistana.
Poi vi sono quelle in cui sono in corso o ci sono state guerre. Lì il traffico di organi è gestito dalle mafie locali con la complicità della parte corrotta degli eserciti in guerra.
Non è un caso che le principali indagini internazionali su simili crimini siano nate proprio in scenari di guerra (Afghanistan, Iran, Siria, Kosovo, Ucraina).
Il Guardian (edizione 10 settembre 2022) ha condotto un’inchiesta in alcune zone di guerra e molti intervistati hanno confermato di conoscere personalmente qualcuno che fosse stato costretto a pagare parte del viaggio per fuggire dalla guerra e della fame con un organo, di solito un rene.

Come entra la criminalità organizzata nei circuiti del traffico d’organi?
Il traffico di organi richiede un’organizzazione criminale articolata con intermediari che collegano le persone che forniscono l’organo con i potenziali destinatari.
Sono indispensabili medici e funzionari corruttibili. Occorre negoziare il prezzo e avere la disponibilità delle strutture mediche in cui è possibile eseguire il trapianto.
I guadagni come abbiamo detto sono alti per cui soprattutto le mafie dei territori dove c’è la possibilità di trovare gli organi e quelle dove si esegue il trapianto sono coinvolte nel giro d’affari.
L’espianto avviene attraverso tre modalità: organi comprati, venduti e trapiantati nel Paese del donatore; organi trapiantati nel Paese del ricevente; organi trapiantati in un Paese terzo, scelto per la sua legislazione tollerante e per la presenza di medici compiacenti.
Il traffico di organi va in una sola e specifica direzione, i Paesi più poveri sono i donatori, e quelli più ricchi i riceventi. Le mafie gestiscono il mercato criminale e fanno da ponte tra le parti coinvolte.

Come mai questo mercato è così redditizio?
Un fattore che contribuisce all’aumento della domanda di organi umani è la lunghezza delle liste di attesa per avere un trapianto in persone che ne hanno bisogno urgente a causa di grave malattia.
Gli esseri umani perciò sono venduti come merce, pezzi di ricambio per soddisfare la domanda di malati benestanti.
La lotta contro questa forma di criminalità non è ancora affrontata a livello globale perché è molto sottovalutata dalle autorità locali.
I pilastri giuridici si rinvengono nel Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, noto come il Protocollo di Palermo del 2000 e nella Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani. Esiste tuttavia un mercato occulto, protetto a volte anche da apparati statali di vertice.

In tanti affermano che il traffico d’organi esiste solo in teoria poiché non ci sono indagini in corso che confermino questi fatti, sono realmente così?
Non è così. Chi lo afferma o non conosce a fondo la materia o preferisce se ne parli il meno possibile.
In Italia ad esempio c’è una recente indagine della Procura della Repubblica di Palermo che ha incriminato un trafficante di esseri umani Mered Medhanie Yedhego, eritreo. Nella memoria del cellulare in suo possesso sono state trovate delle foto che contengono immagini inequivocabili di pezzi di corpi smembrati, di profughi consegnati ai loro carnefici.
L’indagine ha finora individuato e fermato circa quaranta persone accusate di far parte di una delle maggiori reti criminali organizzate che gestiscono il traffico di migranti tra l’Africa e l’Italia. L’inchiesta denominata “Glauco” ha già portato ad alcune condanne.
L’ultima operazione è avvenuta pochi giorni fa in Italia dove sono finite in carcere 35 persone accusate a vario titolo di reati attinenti al traffico di organi di minori.
Se vogliamo travalicare i confini nazionali, basta fare riferimento all’inchiesta denominata “Netcare” dove sono stati condannati i medici e il personale di un ospedale che ha facilitato oltre cento trapianti di reni illegali. Questa indagine si è svolta nella Repubblica del Sud Africa (di seguito Sud Africa) nel 2003 e il procedimento penale si è chiuso nel 2012 con le condanne.
C’è poi l’inchiesta denominata “Medicus” in Kosovo è invece la prima indagine al mondo che ha portato alla condanna di un gruppo di medici, d’intermediari e di elementi della criminalità organizzata.
Non ultima l’inchiesta denominata “Roseau” negli Stati Uniti d’America la quale ha portato alla condanna di un israeliano per traffico illegale di un rene nell’ambito di un più ampio mercato nero degli organi. È la prima condanna per traffico di organi negli Stati Uniti.
La persona condannata aveva già incassato dal traffico di organi perlomeno 450 mila dollari. I giudici avevano intercettazioni dove il criminale dichiarava “Lo faccio da molto tempo”. L’agente sotto copertura gli chiese quanti reni avesse già venduto. ”Tanti” fu la risposta!

Sono comunque poche le indagini non crede?
Per capire perché il numero di procedimenti giudiziari per traffico di organi rimane basso, è importante comprendere il tipo di reato con cui abbiamo a che fare e il ruolo degli ambienti legali e istituzionali nell’attuazione e nell’applicazione delle leggi contro questo crimine.
In Iran e Yemen la vendita di organi è legale, quindi, molte attività ritenute illegali altrove sono effettuate proprio in questi Stati. Venezuela, Cina e Stati Uniti, ad esempio, non hanno incluso il “prelievo di organi” nella loro legislazione penale transnazionale. Questi delitti spesso non sono denunciati per la paura o l’imbarazzo delle vittime o, più semplicemente, per il timore di essere coinvolti nei procedimenti giudiziari che ne scaturirebbero. Il fatto che vi siano poche indagini è dunque un indicatore negativo poiché rende evidente proprio la scarsità di denunce.

È vero che per realizzare questo crimine le organizzazioni criminali usano anche Internet e i social network?
Sia per i criminali, sia per i potenziali clienti, Facebook, Skype, Whatsapp, Telegram sono diventati strumenti per interagire via Internet poiché consentono una maggiore segretezza nelle conversazioni. I social network, inoltre, costituiscono un potente strumento usato dai trafficanti come “catalogo virtuale” per l’adescamento delle potenziali vittime. Ci sono poi il dark web e il deep web.
Il traffico di organi si sta spostando anche su internet oscuro. Secondo il Global Financial Integrity, almeno ventimila interventi ogni anno coinvolgono organi provenienti dal mercato nero: si tratta del 10% dei trapianti di organo effettuati ogni anno. Sul dark web, esisteva un sito gestito da un gruppo chiamato “Black Death” dove si vendevano organi umani e dove si poteva prendere contatto direttamente con il donatore. Il sito poi è stato chiuso, ma con apposite ricerche (che per ovvi motivi non riportiamo) è possibile trovare altri spazi di internet oscuro dove trovare organi umani con un preciso tariffario e tutte le necessarie istruzioni su come terminare le operazioni.

Come si può combattere in maniera più efficace questo crimine così aberrante?
Il traffico di organi è senz’altro una grave violazione dei diritti umani, che ha bisogno di essere combattuta con strategie preventive e repressive. Questo delitto è commesso spesso da gruppi criminali organizzati ed ha una dimensione transnazionale. Gli Stati quindi devono agire in modo tempestivo e cooperare efficacemente.
La materia dei trapianti ha implicazioni che vanno ben oltre le mere considerazioni giuridiche, abbracciando valutazioni morali, filosofiche e anche religiose attinenti al singolo e alla comunità.
La scarsa adesione alla Convenzione del Consiglio d’Europa contro il traffico di organi umani, fatta a Santiago de Compostela il 25 marzo 2015 potrebbe essere il riflesso di un dubbio amletico mai troppo palesato dai Governi, ossia: è meglio reprimere o legalizzare il commercio di organi?
Di là da ogni facile moralismo, c’è da chiedersi, infatti, se siamo davvero così sicuri che non saremmo disposti a comprare un organo qualora la nostra vita o quella di un nostro caro dipendesse da un trapianto.
Nonostante questa riflessione, non si può rimanere immobili di fronte a speculatori e mercanti di organi che, facendo leva sulle differenze sociali, macchiano con i loro traffici la persona umana e la sua personalità a ogni livello

Se ne dovrebbe parlare di più e bisogna evitare di essere superficiali nell’osservazione dei minori in parchi, spiagge e luoghi ludici.

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