• 4 March 2024

Le inchieste sulle aziende di Daniela Santanchè e l’ipotesi dimissioni. Meloni: «Se rinviata a giudizio deve lasciare»

La paura di un’inchiesta che coinvolga La Russa. E la macchia sul governo.
Lei: «Stronzate, basta. Indagata di cosa?»

Se per Daniela Santanchè dovesse arrivare un rinvio a giudizio dovrà dare le dimissioni da ministra del turismo. Parola di Giorgia Meloni, che ieri lo ha detto alla diretta interessata. L’occasione, racconta La Stampa, è stata un colloquio che ha fatto il punto sulle indagini che la lambiscono. Ovvero quelle su Visibilia e Ki Group Spa. Con i racconti sui fornitori non pagati, sui tfr mai percepiti e sull’uso della cassa integrazione durante il periodo della pandemia. Oltre alle accuse sulle operazioni finanziarie a danno degli azionisti di minoranza. Quello di Santanchè, è il ragionamento della premier, è un nome di peso all’interno di Fratelli d’Italia. Oltre che vicinissimo al presidente del Senato Ignazio La Russa. E quindi ogni risvolto giudiziario diventerebbe una macchia sulla reputazione del governo.

«Basta stronzate. Indagata per cosa?»
Per questo Meloni ha posto a Santanchè un limite alla difesa nei suoi confronti da parte dell’esecutivo. Adesso verrà protetta. Ma se arriverà un rinvio a giudizio sarà difficile evitare le dimissioni. Per una questione di opportunità politica. Che viene prima dei principi del garantismo. Lei invece di indagini non vuole sentire parlare: «Ma basta con queste stronzate. Indagata di cosa?». Nell’inchiesta su Visibilia si parlava di debiti con il fisco e di stato d’insolvenza: una situazione economica che aveva fatto chiedere ai pm il fallimento. Richiesta rientrata dopo il saldo delle spettanze dell’Agenzia delle Entrate. Santanchè, che per evitare conflitti di interesse sui balneari ha venduto a Flavio Briatore e al compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena le quote del Twiga, sostiene che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. «È sempre la stessa inchiesta. Non hanno trovato niente. Siamo usciti puliti da tutto», sostiene.

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