• 21 February 2024

“Dopo il caso di Barletta ci troviamo ancora di fronte ad un gatto ucciso e torturato con i petardi”

Roma, 18 gennaio 2024 – Ucciso dallo scoppio dei petardi, il corpo martoriato e lasciato esanime in un giardino. Ancora un episodio di tortura e uccisione ai danni di un gatto. Questa volta l’episodio è avvenuto a Morlupo, in provincia di Roma, il 15 gennaio scorso.

Una signora che portava a spasso il proprio cane ha trovato quel che restava del gatto e ha avvisato la Polizia Locale. A segnalarlo a l’Enpa Nazionale Protezione Animali le volontarie di due associazioni locali che collaborano con la Sezione Enpa di Roma: la Calico Odv e il Club degli Amici a quattro zampe Odv. Il gatto è stato trovato con evidenti segni di violenza causata dallo scoppio di petardi. Il corpo del felino è pieno di bruciature e pezzi di plastica fusa. L’orrore è probabilmente avvenuto domenica scorsa, nei giardini dell’anfiteatro di Piazza Diaz a Morlupo. Proprio in quello slargo sono stati segnalati continuamente alla Polizia Locale e alle Forze dell’Ordine dei ragazzini che sparavano bombe e petardi nel pomeriggio.
“Dopo il caso di Barletta ci troviamo ancora di fronte ad un gatto ucciso e torturato con i petardi, un orrore che si ripete e che conferma la spirale di violenza che sta colpendo gli animali in questo momento e che ci preoccupa enormemente.
Abbiamo subito attivato l’ufficio legale Enpa attraverso l’avvocato Claudia Ricci e stiamo cercando di capire se ci sono immagini di telecamere registrate nella zona. Ringrazio le volontarie delle associazioni che sono intervenute. Avevamo già lanciato un allarme sull’aumento delle violenze nei confronti degli animali da parte dei minori, sempre più spesso coinvolti in questi reati. Servono pene più severe e il riconoscimento della pericolosità sociale degli individui che compiono questi reati sugli animali. Fintanto che non otterremo questi strumenti per contrastare questa escalation di violenza e degrado sociale non ci stancheremo mai di chiederlo”.

“La stretta correlazione – conclude Carla Rocchi – esistente tra maltrattamento o uccisione di animali, violenza interpersonale e ogni altra condotta deviante, antisociale e criminale, definita «Link», è stata ampiamente dimostrata dalla letteratura nazionale e internazionale. Il maltrattamento e l’uccisione di animali sono scientificamente ritenuti specifici indicatori di pericolosità sociale, ossia fenomeni predittivi di contemporanee o successive altre condotte devianti, antisociali o criminali. Per questo chiediamo pene severe e che venga anche riconosciuta la pericolosità sociale di questi soggetti”.

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