• 27 May 2024

“Lavoro in Italia da 8 anni e ho lavorato con Renzi, Conte, Letta e adesso Draghi. Abbiamo fatto di tutto per costruire ponti, rafforzare i rapporti in economica, cultura e altri campi. Con rammarico adesso tutto è stato rivoltato”. Lo dice l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Sergey Razov a piazzale Clodio per depositare un esposto per istigazione a delinquere e apologia di reato per alcuni articoli pubblicati dal quotidiano la Stampa. E a volerla dire tutta si è davvero esagerato. Abbiamo assistito in generale a un giornalismo asservito e unidirezionale ma addirittura fomentare l’odio e suggerire determinate azioni rasenta la fine dell’etica e della professionalità.

L’ambasciatore ha invitato i giornali a “seguire entrambi i messaggi e non solo quelli della parte Ucraina”.

“Ogni giorno – prosegue Razov – leggo la stampa italiana e vedo ogni giorno alcune foto la provenienza delle quali è molto dubbiosa”.

“Prima finisce meglio è: sono in corso trattative con l’Ucraina e speriamo in esiti positivi”, ha aggiunto Razov riferendosi al conflitto e poi ha sottolineato che non esiste “nessuna minaccia nucleare da parte di Mosca ma riflessioni di scenari in caso di minacce per la sicurezza della Federazione Russa”. “La cosa che ci preoccupa è che gli armamenti italiani saranno usati per uccidere cittadini russi – ha affermato – . E voglio ricordare che la decisione è stata presa quando è iniziata la prima tappa delle trattative: i fucili vengono distribuiti non solo tra i militari, ma anche tra i cittadini e non si capisce come e quando saranno usati”.

“L’operazione finirà quando saranno raggiunti gli obiettivi definiti dal presidente Putin prima dell’avvio” ha detto ancora Razov, definendo “drastiche” le sanzioni imposte alla Russia per lo scoppio della guerra.

“Dal 2014 – ha aggiunto facendo sempre riferimento alle sanzioni – sono state oltre 5000 contro la Russia, impossibili da calcolare. La logica non corrisponde a nessuna analisi”.

Ha parlato anche della missione russa in Italia durante la pandemia. Con la missione del marzo del 2020 “al popolo italiano è stata tesa una mano di aiuto, ma se qualcuno morde quella mano non è onorevole”, ha detto l’ambasciatore russo a Roma a proposito della missione con cui la Russia inviò aiuti nel nostro paese durante il periodo più duro del Covid.

“La missione è andata solo nei posti indicati dall’Italia, precisamente a Nembro, centro della pandemia in quel momento – ha aggiunto – Facevano solo quello che veniva detto dai colleghi italiani e la missione russa è terminata quando l’Italia ha proposto di concluderla. Le autorità italiane hanno espresso gratitudine per quanto fatto”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *