• 4 March 2024

Meloni: in manovra priorità a crescita e giustizia sociale

Con un Fondo di 500 milioni il governo vara un sistema di buoni spesa gestito dai Comuni e convenzionato con i punti vendita: sarà destinato alle famiglie con reddito basso

È racchiusa nell’articolo 75 del primo testo della manovra di Bilancio, quello diffuso mercoledì ma ancora lacunoso, la misura che inaugura un nuovo strumento a sostegno dei più svantaggiati per la spesa di generi alimentari. Si tratta di un meccanismo analogo a quello attualmente in vigore della Social card – o anche Carta acquisti – gestita dall’Inps e destinata a over-65 o under-3 con un importo fisso di 80 euro a cadenza bimestrale per l’acquisto di generi alimentari e il pagamento di luce, acqua e gas.

Il meccanismo

La nuova Carta risparmio spesa – che vale la pena di ricordare consiste in un piccolissimo aiuto rispetto alle esigenze di chi si trova in stato di necessità – funzionerà diversamente. Innanzitutto la gestione sarà affidata ai Comuni, come recita il testo del provvedimento, e si articolerà «in una sorta di “buoni spesa” da utilizzare presso punti vendita che aderiscono all’iniziativa con un’ulteriore proposta di sconto su un paniere di prodotti alimentari», spiega Palazzo Chigi dopo il varo del ddl Bilancio. Un meccanismo che viene confermato nell’articolato della bozza contenente la manovra e che dunque sancisce il decentramento della gestione dell’aiuto. La condizione per accedervi sarà quella di non superare i 15mila euro di Isee. Tra i punti più delicati e tutti da chiarire c’è poi quello della “convivenza” dei due strumenti: le due “cards” potrebbero viaggiare su binari paralleli oppure come più probabile la Carta acquisti dell’Inps sarà soppiantata da questo nuovo strumento.

Il fondo

Si tratta di un Fondo da 500 milioni di euro « istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze» per l’anno 2023 e «destinato all’acquisito di beni alimentari di prima necessità dei soggetti con un Isee non superiore a 15.000 euro, da fruire mediante l’utilizzo di un apposito sistema abilitante». Spetterà poi al ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare di concerto con quello dell’Economia stabilire «i criteri e le modalità i criteri e le modalità di individuazione dei titolari del beneficio, tenendo conto dell’età dei cittadini, dei trattamenti pensionistici e di altre forme di sussidi e trasferimenti già ricevuti dallo Stato, della situazione economica del nucleo familiare, dei redditi conseguiti, nonché di eventuali ulteriori elementi atti a escludere soggetti non in stato di effettivo bisogno». Ma anche «l’ammontare del beneficio unitario, le modalità e i limiti di utilizzo del Fondo e di fruizione del beneficio, da erogare sulla base di procedure di competenza dei Comuni di residenza» e infine, «le modalità e le condizioni di accreditamento degli esercizi commerciali che aderiscono a Piani di contenimento dei costi dei generi alimentari di prima necessità».

La povertà

E intanto sul fronte della povertà i dati sono sempre più allarmanti. Secondo una rilevazione Up Day-Tecné «l’86% delle famiglie vulnerabili ha tagliato i consumi che riguardano l’abbigliamento, il 78% ridotto i consumi delle utenze domestiche, il 72% risparmiato sulla spesa alimentare e il 54% ha rinunciato a visite mediche». Il Rapporto presentato oggi mette in luce come la crisi da Covid abbia scavato un solco profondo nelle disuguaglianze. Al punto che rispetto al 2019, la situazione economica delle famiglie è peggiorata nel 44% dei casi, invariata nel 48%, mentre solo l’8% ha dichiarato un miglioramento.

Come se non bastasse è arrivata poi la stangata dell’inflazione con una crescita dei prezzi a ottobre di quasi il 12% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, che supera quota 13% nel paniere dei beni alimentari. «Con un tasso di inflazione tra il 12 e il 14%, il 35% delle famiglie (27 milioni di individui) vive una qualche forma di disagio, che va dalla povertà assoluta a una vulnerabilità lieve», conclude il rapporto.

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areatecnica@scagency.it

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